Terranova da Sibari

Terranova da Sibari è situato tra il fiume Crati e le estreme propaggini della Sila greca. Una passeggiata sul territorio terranovese ripaga la vista desiderosa di bellezza. E’ un terrazzo naturale dall’incredibile panorama. Sotto gli occhi, infatti, si stende gran parte della Piana di Sibari. Filari di agrumeti e di ulivi secolari.

La tradizione storica afferma che Terranova possa essere stata fondata (tra il VI e il VII secolo d. C.) dai profughi della città panellenica di Thurium (a sua volta originata, per volere di Pericle, dagli abitanti della distrutta Sibari), piegata dai Longobardi e dalla malaria.
Non si sa con certezza se il primo insediamento sia sorto sullo stesso luogo del preesistente abitato o su un sito più sicuro.
E’ probabile, comunque, che il borgo abbia iniziato a prendere fisionomia in periodo bizantino per assumere carattere di stabilità soltanto dopo il mille, epoca in cui venne edificato il castello che chiudeva il sistema difensivo garantito anche dalla cintura muraria.
La cittadina assunse la denominazione Terranova da Sibari dopo l’Unità d’Italia.
Il toponimo, accettando l’ipotesi storica della sua origine, evoca le due progenitrici Turio (Terranova potrebbe derivare da Thurium novum, cioè la “nuova Turio”) e Sibari.
Precedentemente si chiamò Terranova del Vallo e Terranova di Calabria Citra.
Il borgo fu sede di diocesi, poi soppressa in epoca normanna (potrebbe esserci stata una continuità con l’antico titolo vescovile turino).
Seguì le vicende feudali di Tarsia di cui era pertinenza. Fu, dunque, dei Tarsia, dei Ruffo, di Maso Barrese, dei Sanseverino e, dal 1619 fino all’anno dell’eversione della feudalità, degli Spinelli.
Nel 1799 il centro fu assegnato al cantone di Acri e nel 1807 divenne università nel cosiddetto governo di Spezzano Albanese.
Istituito Comune nel 1811, fu trasferito nel circondario di Spezzano di Tarsia.