Cosenza:::Capoluogo di Provincia

Le origini della città risalgono al IV secolo a.C., momento in cui il luogo era divenuto di importanza strategica per i Bruzi.

Questi ne fecero la propria capitale da quello che si evince nel testo 3 – Strabone, Geografia, VI, 1, 4: l’origine del popoli dei Brettii ( F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967), e le diedero il nome di “Consentia” o “Cosentia”, derivante dal “consenso” espresso dalle altre città del Bruzio nel 356 a.C.. Durante la dominazione romana, Cosenza divenne una stazione della via ab Regio ad Capuam, meglio nota come via Popilia (o via Annia). Tito Livio riporta come nel 331 a.C., nelle immediate vicinanze della città, a Pandosia, morisse Alessandro I d’Epiro detto il Molosso, zio di Alessandro Magno. Si narra che nell’alveo del Busento. presso la città fosse stato sepolto in armatura, col suo cavallo e i suoi tesori, il re dei Visigoti Alarico, che dopo il Sacco di Roma del 24 agosto 410 d.C. era sceso fin nel Bruzio e stava assediando la città.
Fu dominio prima longobardo durante il quale divenne sede di Gastaldato del Principato di Salerno e poi bizantino, conosciuta col nome di Constantia, mentre durante la dominazione normanna fu capitale e sede del giustizierato Val di Crati e residenza di Ruggero II, Duca di Calabria. Sotto Federico II di Svevia che considerava Cosenza la sua sede preferita dopo Palermo e Napoli, fu completato e consacrato il Duomo, nel quale fu fatto seppellire il figlio primogenito Enrico VII, nato dal matrimonio con Costanza d’Aragona, morto suicida e in contrasto con il padre, che lo aveva condannato prima a morte, poi al carcere a vita. Sotto il dominio angioinie precisamente il 12 novembre 1434 mori’ a Cosenza (che all’epoca era centro del ducato di calabria) il duca di Calabria Luigi III d’Angiò che venne colpito dalla malaria. Il periodo aragonese consacrò Cosenza la più importante città del reame nel campo del diritto(1494-1557), e la prima città dopo Napoli ad avere una cartografia. Durante l’occupazione napoleonica, alcune famiglie si schierarono con i Francesi, come la famiglia Zupi, alla quale appartenne il generale dell’esercito francese Daniele Zupi Marino, mentre altre restarono fedeli ai Borboni, come la famiglia Brazzalotto, i cui componenti furono eliminati con il massacro dei Brazzalotto, in seguito all’accusa di tradimento. Nel 1844, presso il Vallone di Rovito, furono fucilati, insieme ad altri 9 ufficiali, i fratelli Bandiera.
Il centro storico di Cosenza è degno d’essere visitato. Dalla fontana dei 13 canali si può assaggiare l’acqua proveniente dall’acquedotto dello Zumpo in Sila, leggera e dissetante; lungo il corso Telesio si trovano la Casa delle Culture e il Duomo del 1100, mentre su uno dei sette colli (il Pancrazio) si staglia la figura del Castello Svevo, imponente fortezza anch’essa millenaria che fu roccaforte di Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, imperatore-magnate profondamente innamorato della città.
Da visitare: la biblioteca nazionale e i conventi di San Gaetano e San Domenico con le relative chiese. Interessante è anche Palazzo Arnone sul colle Triglio, ex sede del Tribunale, e del carcere, ora restituito all’antico splendore e trasformato in sede della Galleria Nazionale, presso la quale è possibile ammirare l’originale icona della Madonna del Pilerio protettrice di Cosenza e la Stauroteca, preziosissima croce-reliquiario donata da Federico II alla città in occasione della riconsacrazione della Cattedrale (1222), oltre che opere di vari pittori meridionali tra cui Pietro Negroni, Mattia Preti e Luca Giordano. Ancora in corso i lavori al Complesso Monumentale di Sant’Agostino, che ha già ospitato la mostra Opere della Collezione Bilotti – da Picasso a Warhol e che sarà la sede del costruendo Museo dei Bruzi.
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