Civita

Civita, ideale ingresso sud del Parco del Pollino, è uno scenografico borgo al culmine di un altopiano a picco sulle strettissime gole del fiume Raganello: già il primo colpo d’occhio che lo sperone roccioso offre a chi arriva dalla statale è uno dei più begli scenari della Calabria.

Cominciando con qualche cenno storico, uno degli aspetti più peculiari è l’insediamento degli Albanesi intorno al 1468 sul preesistente sito medioevale “Castrum Sancti Salvatoris”, distrutto da un terremoto nel 1456.
Le tradizioni albanesi sono tuttora ben vive a Civita e si manifestano nell’arco dell’anno in ricorrenze a sfondo religioso e storico. Oltre a una serie di rituali della Settimana Santa, la festa più importante è quella del Martedì di Pasqua, denominata “Vallja”, una lunga serie di danze in costume eseguite con canti corali alle quali prende parte l’intera popolazione, con partecipazione di comunità albanesi sparse un po’ in tutta l’Italia Meridionale. È anche l’occasione per celebrare le vittorie dell’eroe nazionale albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg contro i Turchi. Un’altra consuetudine è quella dei falò accesi nei vari rioni civitesi nei primi tre giorni di maggio, davanti ai quali vengono intonati i “vjershë”, canti tradizionali spontanei.
Il luogo di culto, anch’esso integrato nella tradizione albanese, è la basilica medioevale, più volte rimaneggiata, di Santa Maria Assunta: in essa si officia la messa secondo il rito greco-bizantino, che può durare tra le due e le quattro ore a seconda della solennità.
La posizione di Civita è teatrale, con le abitazioni che digradano da un pendio boscoso in un agglomerato che va assottigliandosi in un contrafforte roccioso che si protende a picco sulla piana, nella quale scorrono i meandri del Raganello nell’ultima parte del suo percorso dopo essere uscito dalle spettacolari gole.
Da una terrazza naturale si ha una magnifica veduta dall’alto sul canyon scavato dal fiume in milioni di anni; da qui parte un sentierino a tornanti ben transennato che porta al livello delle acque.
Al di sopra della fenditura, incombe la parete verticale della Timpa del Demonio (m.855), quasi 500 metri di dislivello dalla base alla sommità, più della parete della Cima Grande di Lavaredo (timpa è il termine locale che definisce gli impervi massicci del Parco del Pollino).
Piccolo, ma interessante e gestito con amorevole cura, è il Museo Etnico Arbëresh, l’ingresso al quale è gratuito (è comunque gradita un’offerta per il mantenimento). Nelle sue sale spiccano i costumi tradizionali, un’esauriente oggettistica del mondo domestico passato, dell’artigianato e del mondo agro-pastorale, nonché belle collezioni fotografiche su Civita e l’area circostante. È anche sede della biblioteca arbëresh e redazione del periodico bilingue Katundi Ynë.
Si è recuperati una ex Filanda Filardi, convertita a Museo dell’Archeologia Industriale.