Chiesa di Sant’Antonio da Padova

chiesasantantonio

Chiesa di Sant’Antonio da Padova

Costruita con l’annesso convento francescano nella prima metà del XV secolo e trasformata nel 1740, presenta una cupola rivestita di maioliche gialle e azzurre e una porta in bronzo dello scultore Carmine Cianci (1982). Dal 1861, il convento è stata sede del collegio-ginnasio ora è Palazzo del Comune e la chiesa, con la denominazione di “San Luca in Sant’Antonio” divenne parrocchia nel 1949 . L’interno con pianta a croce latina conserva dipinti di Leonardo Antonio Olivieri  (Immacolata ed Estasi di sant’Antonio) e un affresco sulla volta di Severino Ferrari  (San Francesco ha la visione del Crocifisso, del 1740 ). Nella “sacrestia vecchia si conserva il “mausoleo di Barnaba Abenante” del 1522.

Ha un prospetto di ordine composto; il suo interno è fatto  da una navata, ed a destra e sinistra da due mezze navate,  con cappelle sfondate, tutte chiuse da balaustrate di marmo,  come ne sono gli altari. Il suo pavimento è  di marmo  a piccoli esagoni, bianchi e neri.

Fra gli ultimi pilastri, il  piano si solleva di un gradino, e forma un piazzale vastissimo,  ove sono due cappelle senza sfondo, una a destra e una a  sinistra, con colonne di stucco di ordine Dorico; poi  una balaustrata di marmo chiude un altro piazzaletto, sollevato da tre gradini sul terzo  si solleva l’altare maggiore.

Questo altare è  tutto di marmo bianco finissimo ed impellicciato a marmi dì  diverso colore.

Il piano che comincia dai due ultimi pilastri,  e che termina al coro, è sormontato da una cupola a volta  arabescata, spigliata, di forma circolare, con grandi finestroni  fra gli archi.

Il di fuori di questa cupola è tutto fatto a mattoni  colorati, rivestita di maioliche gialle e azzurre e così bene armonizzati i colori,che fanno un bel effetto.

Dietro l’altare  maggiore vi era il coro, fatto dai conventuali,  di legno preziosissimo, e lavorato stupendamente,  tanto da formare l’ammirazione dei conoscitori ed ammiratori  delle cose antiche.

Fu venduto dai P., Liguorini nel 1854 a  Monsignor Golia, vescovo di Cariati, per ingordigia di oro,  benché ricchissimi.

Su questo coro è posta una statua gigantesca  del SS. Redentore, in una grande nicchia.

Vi sono statue bellissime, quadri pregevoli, e specialmente quello della Madonna del Carmine.